il caos ed il quotidiano di fondono continuamente





le spirali si stanno ingrandendo
come il mio malessere..
anelli sempre più grandi..
come sempre più grande
è il caos che generano..

Faccio il portinaio di un albergo ad ore,
una vita passata dietro a un bancone
e intanto sopra c'è chi fa l'amore
ammazzo il tempo e scrivo, x disperazione...
che poi disperazione è una parola grossa
non spero ne dispero, è solo una gran noia,
che ormai mi è penetrata fin dentro le ossa
e aspetto solamente di tirar le cuoia.
non guardo neanche più le faccie tutte uguali
di tanti lui e lei che mi chiedono una stanza
neanche alzo la testa dai versi miei immortali
che poi butto nel fuoco mentre la morte avanza.
la morte qui è di casa, viene molto spesso
fa il lavoro suo noioso come il mio...
e quando se ne va rimane il suo riflesso,
come un ombra nello specchio, nell'oscurità di un fruscìo..
Questo un tempo era un grand hotel lussuoso
e adesso cade a pezzi come me coi miei ricordi
con gli anni s'è ridotto a un fantasma polveroso
rifugio di fantasmi che siano vivi o morti...
sto dietro al bancone di un albergo ad ore
dove più nessuno viene, x paura dell'ignoto..
paura degli spettri,di se stessi e dell'amore
che in fondo poi è lo stesso, paura di un gran vuoto...
Paura del gran vuoto che riempie questa vita
questa assurda cosa, quest'immenso albergo a ore
con me che senza scopo consumo la matita
scrivendo della noia della morte e dell'amore.
Sto dietro al bancone di un albergo arcano
sospeso come noi tra morte certa e incerta vita
e aspetto chissà cosa, e so che aspetto invano
l'inizio di qualcosa che forse è già finita..

lunedì mattina.. ore 8.. anche 8:15.. che faccio? vado in classe?... bhe prima passo dal bagno.. una sigaretta prima della Piccioni ci sta sempre bene...
bhe che dire ci potevo giurare.. sei in bagno.. li che decidi se fare festa o entrare.. già.. facevi sempre festa nel bagno.. era più divertente.. c'erano tutti i tuoi amici che si davano il cambio in classe x venirti a trovare.. perchè andare in su in un bar dove probabilmente ti avrebbe fatto compagnia solo una birra?..
mi guardi.. ridi perchè sai quello che sto pensando e mi dici "becuccina.. che fai entri te? io forse aspetto la prox ora"..
ci mettiamo a ridere tutti e due.. sappiamo già che la tua "prossima ora" è il tocco.. e il suono della campanella...
entra il marconcio.. ti guarda.. "e dai cape festa anche oggi??".. "vedrai"... ci guardiamo tutti e tre.. finisco la sigaretta.. cavolo ho fatto un pò troppo tardi.. la piccioni s'incazzerà.. vabbè.. via.. antro alle 9..
mi gardo un pò in giro apprezzando i disegni del bolo.. che belli.. e che bello lui.. eheheh.. la in cima alla porta c'è la scritta: "cape nero" la leggo.. te la indico.. scuoti il capo.."bhe che ci vuoi fare.. è quello scemo del Galleri".. eheheheh... ci mettiamo a ridere.. suona la campanella.. arrivano i ragazzi nel bagno.. caos completo.. fumo che si taglia a fette.. chiedi che cosa hanno fatto in classe... come se ti importasse.. bhe.. sono le 9:10.. firmo la giustificazione e ti saluto.. "grazie dalle compagnia.. quando vuoi io sono qui fino al tocco"..
Bhe la Ricciardi poteva anche aspettare un alrto giorno.. potevo stare li con te.. e ora che non ci sei più.. la sedia della vena è vuota... come vuoto è lo stomaco dei tuoi amici il lunedì... troppo scossi x mangiare.. troppo addolorati x smettere di piangere..
non sono venuta martedì alle 3 in duomo.. e spero che mi perdonarai se ci hai fatto caso.. ma non me la sentivo proprio.. vedere dolore mi amplifica il mio.. sarebbe stato uno strazio.. non vedo l'ora di tornare a parlare di te con il sorriso sulla faccia.. quel sorriso complice di quel lunedì mattina...
sarai sempre con noi.. sempre... ti mando un bacio ovunque tu sia..
Sii paziente...
sii paziente..
mi sono proprio rotta di esserlo!!
mi sono rotta di vedere guerre
mi sono rotta di vedere odio..
mi sono rotta di soffrire
mi sono rotta di vedere persone che non riescono a godersi la vita..
che si spengono prima dei 25 anni..
che ti lasciano solo un vuoto dentro
che per quanto possa essere felice la tua vita
non riuscirai mai a colmare..
mi sono proprio rotta
e credo che stavolta non riuscirò più a riaggiustarmi..

Una volta una scrittrice americana di colore disse che fin da bambina si era sentita estranea in famiglia e in mezzo alla sua gente; spiegò che questa sensazione è comune a quasi tutti gli scrittori, compresi quelli che non lasciano mai la loro città natale, e che è una condizione legata alla professione, perchè, senza il disagio del sentirsi diverso, non nascerebbe la necessità di scrivere. La scrittura, in fin dei conti, rappresenta un tentativo di comprendere se stessi e mettere ordine nella confusione della nostra esistenza. Tutte inquietudini che non tormentano la gente normale, ma solo gli anticonformisti cronici, molti dei quali finiscono per fare gli scrittori dopo aver fallito in altri campi. Questa teoria mi ha tranquillizzata: non sono un mostro, esistono altre persone come me.

Fammi volare ti prego
sto affogando..
Inchiostro sulle mie pene
corro sulla carta
per raggiungerti..
dove sei?
al risveglio
quel cuscino vuoto
mi ha ucciso,
una morte opaca,
impazzita, incolore.
Non puoi abbandonarmi
su un'altare di pezza.
Ho ceduto il sangue
per il tuo sacrificio.
Un bagno d'estasi
per te..
Ne ho bisogno ancora.
Chiudo gli occhi..
torna a prendermi
ti prego.
Ascolta il mio cuore
a ritmo di tarantella,
balla con me
il tango della passione.
Urla di gioia
il tuo grido di battaglia.
Fuma in un attimo
i tuoi desideri.
Assapora il mio corpo
bagnato d'amore
per te.
Amami di parole
maliziose e furtive.
Spogliami di versi
malinconici .
Sfoga la tua follia
nella voglia di me.

Vago nel bosco assonnata..
respiro baci di fata...
le ombre mi cullano i piedi...
e tu aspetti, taci e siedi..
Incantata dalla tua bellezza...
l'universo mi carezza..

Vago lentamente
perduta in un buio caos notturno
tempestata da ombre follette.
Avvolta da stanche fronde,
uno specchio d'argento
riflette illusioni di luna.
Fruscii, gemiti, sospiri di fate
turbano un silenzio immortale.
Le foglie assumono profumi gentili.
Una pace assoluta.
Lievemente mi lascio cadere
imergendo le membra
in un'acqua d'inchiostro.
Le stelle mi stanno vicine
abbracciando le acque attorno.
Siedo in balia della loro visione.
Oh infinito benessere,
oh dolce oblio
accolgo l'invito
e ti tendo la mano.
Lieve fusione di sensi
in un turbinar di pensieri lontani,
fruscenti ricordi
in spirali infiniti
ed è il nulla....
Ora muoio,
ma non c'è paura,
non c'è incertezza,
mi fondo col cielo
manto di pace assoluta..
Voglio anch'io cavalcare le stelle.
